Quando la città uccide

Dic
6

Una casa è una macchina per abitare. (Le Corbusier)

Con tale slogan l’architetto descriveva la casa dei primi del ‘900, quando irruppe la produzione industriale in serie e le città iniziarono a espandersi per esplosione, proprio come un combustibile esplode all’interno del cilindro di un motore.

Il paragone con la macchina mette in luce una nuova funzione della casa: casa non più intesa solo come una struttura utilizzata dall’uomo per ripararsi dagli agenti atmosferici, e compiere quegli atti necessari alla vita, come dormire e mangiare; ma casa intesa anche come meccanismo, ovvero come uno strumento capace di migliorare la qualità della vita dell’uomo.

In un mondo in continua evoluzione tecnologica, le case ormai vengono prodotte in serie.
In Italia da un giorno all’altro, spuntano improvvisamente dal nulla interi quartieri.

Pare che gli italiani non siano più solo un popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di trasmigratori, ma anche un popolo di costruttori.
In Italia sono circa 70.000 le imprese di costruzione registrate, mentre quelli che s’improvvisano e lavorano in nero neanche si contano più.

Sembra che l’Italia abbia un bisogno quasi estremo di nuclei urbani, ma Madre Natura non è d’accordo, e sembra dire: La città uccide.

In un mese l’acqua caduta dal cielo e straripata dal letto di fiumi e torrenti, ha inondato la Provincia di Messina, lo Spezzino e la città di Genova con la sua Provincia.

La terra frana, gli argini crollano, le strade si trasformano in corsi d’acqua senza controllo, le case vengono travolte dal fango, i corpi morti sono trascinati in mare e rigettati sulle coste straniere: questa è solo una piccola parte dello scenario apparso agli occhi degli alluvionati.

Nel giro di un mese i morti causati dalle alluvioni che hanno devastato il nostro paese sono stati 21.
Solo nella città di Genova i danni ammontano a 652 MILIONI di Euro.

Dopo aver visionato i disastri causati dalle alluvioni dell’ultimo mese, il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini è giunto a una conclusione: meglio prevenire che riparare.
Di fronte ai cambiamenti climatici degli ultimi tempi, l’Italia ha bisogno di una nuova legge urbanistica che stabilisca un uso strategico del territorio.
La crisi suggerisce di adottare politiche che riducano i costi. E' vero che ci sono problemi per reperire i finanziamenti. Ma il risanamento del territorio va esattamente in questa direzione.: afferma Clini.

 

Sull’argomento ho voluto sentire la versione degli architetti della MP2Architettura, Daniele Mingarelli e Marco Polani:

 

In Italia c’è uno squilibrio tra quello che si realizza e quello che serve realmente. Infatti si costruisce sempre più nuovo rispetto a quello che serve, e al contrario si interviene sempre meno sul recupero di quello esistente.
L’Italia è uno dei paesi più densi a livello di costruzioni, ma con tanta edilizia inutilizzata o utilizzata male. Pur essendo un dato di fatto, c’è comunque la tendenza generale a costruire più del necessario.  
La risposta è nell’andamento del mercato.
Chi intende acquistare la prima casa, dovrebbe trovare più economicamente accessibile il patrimonio edilizio esistente. Ma in Italia il recupero è ancora ostacolato e non abbastanza incentivato, perché manca una cultura volta al rinnovamento architettonico dell’esistente.
Questa ignoranza tipicamente italiana, sposta così l’attenzione dei potenziali acquirenti sul mercato del nuovo.
Tale mercato è pilotato da chi ne fa un’industria, cioè da quei grandi costruttori che abbattono costi di produzione, e soprattutto costi burocratici, attraverso la costruzione in serie.
Le case di nuova costruzione sono prodotti industriali, e come tali dovrebbero avere un prezzo d’acquisto più basso. Ma la crisi economica che stiamo attraversando fa sì che i prezzi di queste siano troppo alti, e quindi inaccessibili a chi intende acquistare la prima casa. Si crea così una situazione di stallo, dove chi intende acquistare la prima casa non può accedere al nuovo per i suoi prezzi troppo alti, e neanche all’esistente per gli alti costi di recupero.
Allora chi intende acquistare la prima casa spesso si rivolge all’abuso edilizio, decidendo di costruirla. L’abuso abbatte i pesanti costi burocratici; l’abuso abbatte i costi di progettazione; l’abuso abbatte i costi di produzione, come ad esempio l’acquisto di un terreno edificabile. Nella maggior parte dei casi l’abuso viene fatto da proprietari di terreni agricoli, che decidono appunto di costruirsi casa da sé. Costruire da soli costa meno che comprare da altri, e la strada di questo risparmio si chiama abuso.
L’abuso edilizio è sicuramente una delle cause dei danni riportati a Genova, lo Spezzino e Messina in seguito alle alluvioni dell’ultimo mese. Un’altra di tali cause è un’errata pianificazione delle città colpite, o addirittura un’assenza di pianificazione, come accade per molti nuclei urbani italiani sorti spontaneamente.  
In Italia è necessario un nuovo sistema urbanistico. Tutti i comuni dovrebbero essere dotati di una commissione di tecnici, e la pianificazione del territorio andrebbe fatta su scala particolareggiata, esaminando caso per caso dove sia possibile costruire. Se si svolgessero tali esami sicuramente il fenomeno dell’abuso edilizio sarebbe abbattuto.
Inoltre un nuovo sistema dovrebbe tener maggiormente conto dello sviluppo urbanistico, e fare un uso strategico del territorio.
Sono d’accordo con Renzo Piano quando, parlando di costruire sul costruito, afferma la necessità di espansione delle città attraverso l’implosione. Ma questa non può essere la regola e deve dipende dal caso. Infatti, dopo essere intervenuti con la sostituzione edilizia o con il recupero dell’esistente, e dopo aver riempito tutti i vuoti urbani, un’ulteriore intensificazione dell’edilizia urbana potrebbe creare congestione e caos all’interno della città. Inoltre, in assenza di un’adeguata pianificazione urbanistica, densificare troppo una città potrebbe metterla gravemente a rischio dinanzi a catastrofi naturali, come terremoti o alluvioni.
L’espansione per implosione non può avvenire senza limiti. Il limite di cui si deve tenere conto è la misura d’uomo. Prendiamo come esempio di città a misura d’uomo Bologna, con i suoi 382.619 abitanti: nel caso di domanda edilizia questa viene dirottata all’esterno, verso le periferie. L’espansione per implosione può avvenire solo nel limite tollerabile della misura d’uomo, oltre tale limite la città avrà necessariamente bisogno di una nuova periferia. Non c’è via di scampo.
Oggi l’edificazione è molto superficiale, e l’Urbanistica invece di guardare al bene della città, sempre più spesso guarda agli interessi del costruttore.
Architettura e Urbanistica dovrebbero collaborare, e non essere scisse. L’Architettura deve necessariamente guardare al bene della città. L’Urbanistica deve usare gli strumenti della progettazione architettonica. Non può bastare un’analisi del territorio, un’assegnazione delle aree e/o una settorializzazione, ma si deve analizzare anche l’aspetto progettuale, guardando al disegno vero della città, fatto di strade, di edifici, di tracciati, di rete infrastrutturale.
Se si continuasse a non prestare attenzione a tutti gli elementi costitutivi la pianificazione e la realizzazione, le città potrebbero tornare a uccidere.

                                                                             (Daniele Mingarelli)

 

 
La costruzione dovrebbe adattarsi allo spirito dell’uomo che la vive.
In Italia quando avviene un intervento di recupero dell’edilizia esistente, questo non tiene conto delle esigenze dell’uomo contemporaneo. Delle stesse esigenze non si tiene conto neanche nelle nuove costruzioni. Sembra che in Italia ci sia paura dell’innovazione, come se con questa si intendesse un barbaro distruggere. Innovare non significa distruggere, ma solamente porsi in armonia con il contemporaneo.
Oggi non c’è più corrispondenza tra domanda e offerta. Infatti oggi è l’offerta a determinare la domanda, l’interesse dei costruttori a stabilire le esigenze abitative degli uomini.
L’abuso edilizio può essere considerato come una forma di evasione fiscale, e il più delle volte è destinato a incentivare l’interesse economico del costruttore.
L’abuso del territorio è sicuramente una delle cause dei disastri delle alluvioni di Genova, Messina e La Spezia. C’è bisogno di un maggiore monitoraggio del territorio, per prendere quelle precauzioni volte a prevenire il ripetersi di tali disastri. Tale monitoraggio non deve tener conto della generalità, bensì analizzare il caso particolare.
Sia in Architettura che in Urbanistica la norma generale non deve essere applicata indiscriminatamente, ma in base alla regola del caso per caso. Infatti l’applicazione della norma non deve avvenire in senso astratto, ma seguendo le strategie concrete fornite dai tecnici.
L’Architetto è quel tecnico che progetta argini dove l’uomo sbaglia.

                                                                                (Marco Polani)

 

 

Enrico Maria Tomassi

1 commento

Albino Lucarelli (non verificato)

il costruire oggi in Italia, non può e non deve più passare solo attraverso un concetto fisico, costruire non è un cementificare aree in maniera indiscriminata e senza alcun criterio.
Edificare deve diventare un atto politico (si intenda politico in senso puro del termine), non si può costruire, si può ora soltanto urbanizzare e per fondare o migliorare città è necessario lavorare sulla società stessa.
Le fondamenta di qualsiasi struttura devono diventare i cittadini di questo millennio, non il pensiero, seppur di altissima qualità, di architetto-ingegneri che spesso forzano sviluppi strutturali di città al limite dell'implosione.
Solo uno studio attento sulle esigenze della società, che tale deve essere e non insieme sconclusionato, può indicarci nuovi orizzonti in cui rendere la città vivibile. Urbanizzare tenendo conto dei soggetti di diritto come i meno fortunati, i bimbi (asili non cantine travestiti da isole dei sogni) gli anziani.
La rivoluzione più grande che l'Italia deve fare, senza più perdere tempo, passa da un nuovo modo culturale di intendere la città con stelle polari l'ambiente e la vivibilità dello stesso!
Palestrina ora rapprenta un treno verso un degrado progettuale e vitale, impegniamoci nel fermare una tendenza suicida. La città e l'ambiente sono argilla nelle nostre mani, dobbiamo essere artisti più che nichilisti!!!